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LE TRADIZIONI NEL SALENTO E DELLA PUGLIA
Il Salento, č da sempre una terra ricca
di cultura e tradizioni, dove sacro e profano, convivono nelle numerose
sagre e feste patronali che animano per lo pių i mesi estivi, ma che numerose
si susseguono nel corso degli anni. Le Feste per il Santo Patrono, le
celebrazioni per la Settimana Santa, il Carnevale, le fiere e le tante
sagre sono gli esempi di questo profondo e vitale retroterra culturale
che si perde indietro nei secoli. Fra gli eventi di particolare rilevanza
si citano: la Focāra di Sant'Antonio a Novoli, il 17 Gennaio, per i festeggiamenti
in onore del Santo Patrono; la processione del Venerdė Santo a Gallipoli;
la danza delle tarantate che si svolge il 29 Giugno, presso il Santuario
di S. Paolo a Galatina; la Sagra della municeddha (Sagra della lumaca)
a Cannole, dall'11 al 13 Agosto; la Notte di San Rocco con tamburelli,
pizzica e ballate a Torre Paduli (fraz. di Ruffano), la notte tra il 15
ed il 16 Agosto; la Festa dellu mieru (festa del vino) a Carpignano Salentino,
dall'1 al 3 Settembre; la Sagra della volėa cazzata (Sagra dell'oliva
schiacciata) a Martano, la 2a/3a decade di ottobre; il monumentale Presepe
Vivente di Tricase sul Monte Orco.
Le Focare
Le focare o focareddhre
si svolgono di solito il 19 marzo in onore di S. Giuseppe,
ma la consuetudine cambia da paese a paese. Il termine
focara indica un grande falò durante il quale
viene bruciata, secondo la tradizione, tutta la legna
da ardere che non è stata utilizzata d’inverno.
Le focare hanno un altissimo valore simbolico; si collegano
infatti ad antichi riti propiziatori e di purificazione
fatti con il fuoco, antiche cerimonie pagane che la
Chiesa ha cristianizzato legandole al culto di S. Giuseppe.
Secondo la tradizione, le focare venivano accese dalla
gente per far riscaldare il povero santo che non possedeva
nulla e, per l’occasione, gli si offrivano anche
cibo e bevande preparate Nel Salento la tradizione delle
focare si perpetua anche in occasione di festività
popolari, ma la focara per antonomasia resta quella
di Novoli che si tiene il 17 gennaio in onore di S.
Antonio, la cui realizzazione impegna tutti i cittadini
e il cui spettacolo richiama curiosi da tutto il Salento.
La Quaremma
La Quaremma o Caremma (dal
francese Careme, in altre parole Quaresima) è
un fantoccio di paglia con le sembianze di una brutta
vecchia vestita a lutto. Nella tradizione popolare,
la Quaremma rappresenta la moglie del Carnevale e compare
sulle terrazze delle case quando
le festività carnevalesche sono finite e quindi
il marito può dirsi morto.
Le Quaremme fanno così capolino dalle terrazze
quando inizia la Quaresima, quel lungo periodo di astinenza
e penitenza che precede le festività della Santa
Pasqua.
La Quaremma regge tra le mani il fuso e la conocchia,
simboli della laboriosità e del tempo che trascorre
e ha ai suoi piedi un’arancia nella quale sono
conficcate sette penne, una per ogni settimana di astinenza
e sacrificio che precede il giorno di Pasqua, quando
sarà rimossa dalle terrazze e bruciata. Il fuoco
purifica e rigenera realizzando così un nuovo
ciclo destinato a ripetersi negli anni..
La cuddhrura legata al culto della Quaremma è
la cuddhrura, una sorta di pane dolce che si prepara
durante la settimana santa e si consuma il giorno di
Pasqua o il lunedì dell’Angelo. Il dolce
è guarnito con uova sode e può assumere
svariate forme, come un cestino, un pupazzo, una bambola
oppure un cuore, giacché veniva regalato quale
pegno d’amore dalle giovani donne ai futuri mariti.
LE
SAGRE E LE FESTE POPOLARI NEL SALENTO
Terra
di autentica religiosità, il Salento è
anche la terra dell’allegria, favorita da
un clima che si mantiene gradevole per tutto l’anno.
L’estate salentina è caratterizzata
da numerosi appuntamenti durante i quali cultura,
tradizione e innovazione si fondono per garantire
spettacolarità e divertimento.
Il Salento è anche la Terra del Rimorso,
la terra della "pizzica pizzica" e delle
"tarantate", di un qualcosa che ha del
misterioso e al quale psicologi, antropologi ed
etnologi non sono riusciti a dare una spiegazione
scientifica.
La tradizione vuole che un ragno (la "taranta")
mordesse le contadine impegnate nella raccolta
del grano. Il veleno iniettato originerebbe poi
dolori lancinanti e smanie, curabili solo con
la musica di tamburelli e violini, una musica
molto ritmata in grado di calmare le malate ("tarantate")
facendole danzare senza sosta. L’animale
velenoso, il morso, la malattia e l’esorcismo
si legano al culto di San Paolo il quale, scampato
al morso di un serpente, viene venerato come protettore
delle "tarantate" che si raccoglievano
nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Galatina
(LE) per essere esorcizzate. Molte sagre e festività
religiose e popolari si collegano simbolicamente
a questa tradizione, ma sono così tante
che ne riporteremo alcune tra le più spettacolari:
Galatina, 28-29-30 giugno - festa dei
Santi Pietro e Paolo; nella chiesa dedicata
ai santi patroni, all’alba, si svolgeva
l’esorcismo delle ”tarantate”.
Attualmente la cerimonia è ricordata con
danze al suono della ”pizzica pizzica”;
Torrepaduli (Ruffano) 15-16 agosto - fiera
di San Rocco in occasione della quale
si svolge la caratteristica Danza delle Spade
al suono della ”pizzica pizzica”;
Melpignano 17 agosto - si chiude nei pressi
del suggestivo convento degli agostiniani,
dopo aver girato per il Salento, la rassegna dal
titolo la Notte della Taranta. Numerosi artisti
salentini, italiani e stranieri si incontrano
sul palcoscenico per far rivivere il fascino di
una tradizione che alcuni rapportano addirittura
agli antichi riti dionisiaci, al ritmo della "pizzica
pizzica";
Carpignano Salentino, prima domenica di
settembre - festa ”te lu mieru”;
la sagra nasce nel 1974 per festeggiare e offrire
a tutti e in particolare ai turisti, uno dei prodotti
tipici più apprezzati, il vino ("lu
mieru"), accompagnato da focacce, verdure
e altre pietanze tradizionali.
La "pizzica" e il folklore animano la
serata che raccoglie ogni anno un davano ai loro
mariti
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